I palazzi dei Rolli di Genova - Una reggia repubblicana

Largo Eros Lanfranco 1 - Antonio Doria


Largo Eros Lanfranco 1 - Antonio Doria

Largo Eros Lanfranco 1
( Guarda la cartina )
FondatoreAntonio Doria
ZonaStrade Nuove
Rollo 1588Bussolo 1 Titolari Gio. Batta Doria
Rollo 1599Bussolo 1 Titolari marchese Antonio Doria
Rollo 1614Bussolo 1 Titolari marchese Antonio Doria
Rollo 1664Bussolo 3 Titolari Agostino Spinola

E' costruito isolato presso la porta dell'Acquasola (1541 - 1543) per l'ammiraglio Antonio Doria, marchese di Santo Stefano D'Aveto e parente del grande Andrea, nel 1624 il palazzo perviene agli Spinola che lo terranno sino al secolo scorso. In assenza di nuove attribuzioni, ricordiamo che il progetto è stato avvicinato a Bernardino Cantone, in possibile collaborazione con Gian Battista Castello.
"La sistemazione interna con atrio-cortile, scalone laterale a due rampe e al primo piano la galleria loggiata che distribuisce senza criteri di simmetria o centralità le sale di rappresentanza sul prospetto anteriore, oltre alle stanze di abitazione, oltre alle stanze di abitazione sugli altri lati, sembra obbedire al solo presupposto di esaltare lo spazio del cortile e la sua alta qualità strutturale e decorativa" (Caraceni e Poleggi 1983).
Il cortile rinascimentale, a pianta quadrata e doppio ordine di logge, presenta una raffinata decorazione a stucchi con telamoni alternati a maschere femminili, di linguaggio nuovissimo per Genova, se si esclude il contemporaneo palazzo Grimaldi a San Francesco di Castelletto.
Gli affreschi più volte restaurati della loggia superiore (Aurelio e Felice Calvi), con vedute di città in gran parte estratte dall'atlante Civitates orbis terrarum (Colonia, 1576), oltre che un gusto diffuso da poco in Italia, documentano i vasti interessi del committente, grande stratega della Corona spagnola e trattatista della guerra per mare.
Alla fine del XVI secolo viene aggiunto il portale esterno in marmo con colonne binate e figure di armigeri sull'attico (Taddeo Carlone).
Nel XVII secolo Bartolomeo Bianco costruisce, a levante, una galleria (affrescata poi da Andrea Ansaldo), oltre ad aggiungere le balaustre marmoree sul prospetto principale.
Nel 1791 - 1797 viene sopraelevato di un piano.
Venduto nel 1876 al Comune, che in seguito lo cederà alla provincia, subisce molteplici adattamenti per la sistemazione ad uffici.
La realizzazione di Via Roma (1877) impone il taglio dello spigolo destro, la demolizione della galleria, l'ulteriore abbassamento della quota stradale in facciata e la scomparsa del giardino, tanto che l'assetto originario rimane documentato dalle sole tavole rubensiane.
Gli affreschi cinquecenteschi della facciata (Lazzaro e Pantaleo Calvi), sono stati ripresi nel 2001.
All'interno importanti e, naturalmente, molto godibili i salotti affrescati, soprattutto le due sale dedicate ad "Apollo che saetta i Greci alle porte di Troia" e a "Ercole in lotta con le Amazzoni" affidate alla bottega di Giovanni Cambiaso dove il figlio Luca, forse diciassettenne, vi fa la prima comparsa impegnativa, terribilmente michelangiolesca.
Negli ultimi anni è stata restaurata la decorazione originaria dell'atrio, manomessa da Filippo Alessio e Michele Canzio a metà del 1800.
Il palazzo, sede della Prefettura e della Provincia, è visitabile negli spazi di rappresentanza.


Di questo palazzo è disponibile presso Sagep una stampa d'arte da collezione della collana "La misura della Bellezza"