Piazza San Giorgio 32
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| Zona | Mercato Vecchio | |
| Rollo 1599 | Bussolo 3 | Elianetta De Franchi |
| Rollo 1614 | Bussolo 2 | Gio. Andrea De Franchi |
Ubicato nella piazza del mercato di San Giorigo, è proprietà delle famiglie Vento e Cattaneo Della Volta (1414); inserito nei "rolli" dal 1599, cambia nome quando Elianetta Baxadonne lo lascia in eredità al figlio Gio Andrea De Franchi (1616), già senatore della Repubblica.
Il carattere cinquecentesco permane negli elementi strutturali oltre che nell'atrio lunettato, nel vano scale voltato e nel portale tradizionale, mentre nella facciata principale si intravedono polifere e archetti pensili in pietra nera e marmo tardomedievali.
L'estinzione della famiglia nel XIX secolo accellera la trasformazione in appartamenti, inoltre la realizzazione di Via Vittorio Emanuele (l'attuale Via Turati) nel 1886 e la contemporanea apertura di Via San Giorgio alterano il prospetto sud del palazzo.
Il portale
Ad inizio Cinquecento un nuovo gusto per gli stili architettonici classici trasforma anche i portali genovesi, sostituendo la decorazione a candelabra e motivi vegetali con colonne doriche o ioniche e archi a tutto sesto conclusi da un fregio orizzontale, talvolta arricchiti da sculture poste alla sommit?. Un cambiamento di gusto a cui non deve essere estranea la costruzione del Palazzo del Principe Doria, in cui per la prima volta questa nuova tipologia di portale veniva introdotta in ambito locale, diffondendosi poi, con alcune varianti, in diverse residenze nobiliari del centro antico.In palazzo Basadonne - De Franchi le colonne lisce poggiano su due basi decorate con panoplie, dove morbidi nastri intrecciano elmi dalle calotte istoriate, scudi, animali marini, Gorgoni e Meduse. Motivi tratti dal vocabolario decorativo dell'arte classica e che ornano anche l'architrave dove si alternano metope e triglifi mentre, alle estremit? compaiono le figure di due teste di toro o bucrani.
Costruito probabilmente verso il 1530, il portale si caratterizza inoltre per la presenza di un'iscrizione incisa su una targa posta sotto l'architrave: GRATIA CONCEDITUR USU, epigrafe che sembra adombrare, sotto l'egidia di Dio, il successo del proprietario che le armi, poste a difesa della casa, sapranno conservare. Un'epigrafe che ricorda il doriesco "Divino munere" del palazzo di Fassolo, con cui l'Ammiraglio attribuiva al favore divino ricchezze e potenza terrene.
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