I palazzi dei Rolli di Genova - Una reggia repubblicana

Oratorio di Sant'Antonio Abate


Oratorio di Sant'Antonio Abate

Vico sotto le Murette

Posto frontemare a fianco della chiesa di San Salvatore, l'oratorio di Sant'Antonio Abate risale al primo decennio del XVII secolo; fu edificato come sede della "casaccia" (confraternita) omonima , e si arricchì (soprattutto nel Seicento) di un'importante quadreria, oggi in gran parte dispersa.
Soppresso durante il periodo napoleonico, fu riaperto al culto nel 1816; nel 1828 subì un profondo restauro, sotto la guida di Carlo Barabino (autore del progetto) e con la collaborazione dello scultore Ignazio Peschiera.
L'interno - pur senza poter più vantare il corredo artistico di un tempo - conserva ancora alcuni pezzi notevoli: una tavola coi "Santi Antonio e Paolo eremita" dovuta a Luca Cambiaso; il "Cristo Bianco" (1710), una tra le opere più significative di Anton Maria Maragliano; "San Giacomo Maggiore che abbatte i Mori", cassa processionale attribuita a Pasquale Navone; e il "Cristo Moro", crocifisso processionale di Domenico Bissoni (1639), assai popolare un tempo tra i Genovesi per la preziosità dei materiali di cui è composto (legni pregiati per la scultura del Cristo, rivestimento di tartaruga con decorazioni in oro e argento per la croce).
Il "Cristo Moro" e la cassa del Navone non fanno parte del patrimonio storico di Sant'Antonio Abate, ma provengono dall'oratorio di San Giacomo delle Fucine, demolito nel 1872 per il tracciamento di via Roma.
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